recensione scritta da Paolo Odello per l’Unità del 11/12/2011

Anche il vecchio trio può essere sorprendente”

Urbanfabula è il progetto nato dall’incontro di tre giovani musicisti siciliani: Seby Burgio, Alberto Fidone, Peppe Tringali. Ed è anche il titolo del loro primo lavoro discografico da poco pubblicato dall’etichetta Abeat. Pianoforte, contrabbasso, batteria per fare carta straccia del luogo comune che la vorrebbe una formazione ormai già troppo sentita. Già dalle prime note, infatti, con il pianoforte prepotentemente in primo piano, batteria e contrabbasso che lo incalzano con un dialogo serrato, si scopre che le strade nuove c’erano e aspettavano soltanto di essere aperte. Ciò che fino a pochi minuti prima appariva scontato e abusato, nei fatti, necessitava soltanto di un nuovo punto di vista per tornare a splendere e rimettere in moto emozioni. Registrato al Trp Music studio di Tremestieri Etneo, Catania, Urbanfabula, è la testimonianza viva di un altro modo di intendere e vivere l’incontro fra tre differenti sensibilità. «Il trio è inteso come sintesi e non come somma di tre individualità, ma diventa luogo dove ognuno apporta il proprio contributo sempre ricercando quella sinergia che potenzia e valorizza il gruppo» spiegano Burgio, Tringali e Fidone.

DEMO SORPRENDENTE

Il risultato è evidente: 10 brani – 8 originali – composti o riletti (come nel caso di Monk e Kaper) sempre a «sei mani». Una lunga cavalcata, dal sapore piacevolmente impressionista, su cui spicca l’esuberante       pianismo, ricco d’inventiva, di Burgio, e la solidità di una ritmica fluida e mai scontata – Fidone al  contrabbasso e Tringali batteria – consolidata da più di 5 anni di collaborazioni e impegno continuo. Coinvolgente, emozionante, e sorprendente. Anche nel ricordo di Javier Girotto che ne cura le liner notes: «Quando Peppe mi diede il demo del trio, dopo aver suonato insieme una sera, gli dissi lo avrei ascoltato, per la curiosità che ho sempre verso i giovani musicisti, ma quasi ogni volta credo già di sapere o di intuire quello che ascolterò. Arrivare alla fine di questo disco, senza mai stancarmi, è stata invece una sorpresa. Appena messo nell’impianto audio, pensavo di ascoltare il solito trio jazz, magari con dei bravi talenti, ma pensavo anche che ormai la formazione piano, basso e batteria avesse poco da offrire. Mi sono ricreduto».

l'Unità 11-12-11 p41