Scritto da Fabio Ciminiera per Jazz Convention italian jazz webmagazine

domenica 06 novembre 2011

Visione collettiva, grande affiatamento, brani firmati a sei mani, energia e virtuosismo. Urban Fabula è un trio di musicisti siciliani condotto in maniera paritetica e democratica sin dalla firma dei brani e che vede coinvolti il ventiduenne pianista Seby Burgio, Alberto Fidone al contrabbasso e Peppe Tringali alla batteria, poco più che trentenni: questi ultimi due, come recitano le note biografiche del trio, collaborano da ormai cinque anni. Con l’aggiunta del giovane pianista si costituisce Urban Fabula. La scaletta del disco propone cinque brani a firma collettiva, una composizione di ciascuno dei tre musicisti e due standard celeberrimi come ’round midnight e On green dolphin street: dieci brani in totale per un’ora di musica pirotecnica e aperta ad un ampio spettro di suggestioni. Basta considerare le tracce che aprono e chiudono il lavoro – l’eponima Urban Fabula e Flashback, entrambe al di sotto dei quattro minuti – e che contengono gli spunti sviluppati con maggiore dovizia di particolari nel resto del disco, dalle scorrerie più sfrenate ai momenti rarefatti, richiami appena accennati ai brani presenti nel lavoro: un equilibrio di muscoli e fioretto, gestito in maniera senz’altro interessante. Urban Fabula attraversa davvero tutto quanto già percorso dal piano trio nel jazz, saltando e scappando da un riferimento all’altro: si possono avvertire gli echi e le influenze delle diverse espressioni di questo format tanto importante nell’estetica del jazz. Il fatto positivo del trio è nel suo continuo mescolare le carte in tavola e nel combinare il tutto con sicura disinvoltura. Il risultato è in una musica dai ritmi sostenuti, a volte roboante, dove virtuosismi e slanci più violenti vengono equilibrati da un profondo rispetto nei confronti della tradizione e dello swing, da una visione di insieme attenta alle dinamiche e dalla scelta felice di inserire passaggi contenuti per quanto riguarda velocità e volumi ma non privi di tensione, per permettere al trio e all’ascoltatore di prendere fiato. I brani articolati e concepiti in maniera ampia, si svincolano agilmente dal meccanico susseguirsi di temi e assolo. La marcia dell’ultimo moschettiere, ad esempio, alterna spunti classici e ritmiche battute in maniera ostinata sul tempo e diventa un brano paradigmatico delle idee musicali del trio, con una serie di cellule che si ripetono e si accostano per passare in maniera repentina da un ambiente sonoro all’altro. Soprattutto nelle code delle tracce, il trio mette in luce una visione interessante che unisce rigore melodico e intenzione di scardinare le griglie tessute dai brani. Allo stesso modo il gioco con la tradizione di Someday my prince will chat in cui, sin dal titolo, si possono immaginare gli echi delle ballad del repertorio del jazz uniti ad alcune derive provenienti dalle interpretazioni di quegli stessi materiali eseguite da pianisti più vicini a noi nel tempo oppure, come si accennava anche sopra, le due veloci citazioni in Flashback dei due standard eseguiti nel corso del disco. Un trio solido, particolare nelle sue soluzioni. Anche se in alcuni passaggi risulta un po’ sopra le righe e lascia trasparire la voglia di mettere in evidenza le proprie qualità, Urban Fabula rivela una formazione compatta e di grande impatto, una formazione che si rapporta in maniera allo stesso tempo matura e spavalda con la storia del piano trio: come detto prima, i riferimenti sono presenti e incamerati come punti di partenza della musica di Burgio, Fidone e Tringali, digeriti e messi a disposizione di un disco sviluppato con una felice visione di insieme.

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